nuclearebox ogmbox ass_ambiente_napoli assemblea
bonifiche regionali 2010 acqua biodiversit
Home Notizie dal Web Varie INCENERITORI IN CAMPANIA: L'ETERNA QUERELLE
PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesc Iacotucci per "TERRA"   
Mercoledì 03 Marzo 2010 19:21

INCENERITORI IN CAMPANIA: L'ETERNA QUERELLE

E' utile o no un inceneritore in campania?
                                             Ci sono i soldi per la realizzazione?   
                         La sua localizzazione è fattiva?
      Esiste un progetto definitivo che può illustrare le sue peculiarità?

NOI CE LO SIAMO CHIESTO E NE RENDIAMO CONTO A VOI

Inceneritore a Napoli, tanti i motivi per il no, nessuno per il sì.

Curioso il dibattito nato giorni fa sull’inceneritore di Napoli.
Ganapini, presentando il nuovo piano regionale dei rifiuti ha detto che ci sono problemi sulla localizzazione dell’inceneritore, che non sono assicurati soldi del cip6 (incentivi statali originariamente pensati per incentivare le energie rinnovabili) causa dello scontro con l’Europa ed infine non c’è un progetto definito. Fortini (amministratore delegato dell’ASIA) dalla sua risponde a stretto giro di posta che il progetto di massima c’è, ma rimane solo il problema della concessione dei suoli.
Nel frattempo il decreto 195 approvato in via definitiva il 25 febbraio non fa alcun esplicito riferimento all’inceneritore di Napoli, mentre conferma quello di Salerno e parla di un generico impianto da localizzare tra Napoli e Caserta ma che pare finalizzato allo smaltimento delle ecoballe.
C’è da dire però che proprio il decreto 195 crea una situazione strana. Difatti se da una parte affida alle Province la gestione del ciclo dei rifiuti, della Tarsu e degli impianti ricadenti sul territorio, per Napoli fa un’eccezione poiché si affida all’Asìa, società partecipata del Comune di Napoli, la gestione di due impianti Ex-CDR: quello di Tufino e quello di Giugliano.
Certo non si può dire che tale affidamento sia stato fatto per particolari meriti dell’Asìa, anzi a voler rispettare ciò che era scritto nel decreto 90, il Comune di Napoli non avendo raggiunto il 25% per fine 2009 (a dicembre si è raggiunto il 20,37%) era passibile di commissariamento, dato più che confermato a gennaio 2010 con un misero 18,28%
La domanda che nessuno fa è: ma questo inceneritore serve o no?
Sfogliando le linee guida della Regione e pensando ai tempi medi di realizzazione di un impianto di incenerimento, verrebbe proprio da dire un secco no, anzi quasi non si capisce a che potrà mai servire quello di Salerno.
Facciamo due conti. Per legge, al 31 dicembre 2010 la percentuale di raccolta differenziata deve arrivare al 35%. In Campania si producono circa 7.500 tonnellate al giorno di rifiuti che con una raccolta del 35% diventano 4.700. Se trattati negli attuali impianti esistenti, gli Stir (Stabilimenti di Tritovagliatura ed Imballaggio Rifiuti ), sono previsti circa 1900 T/g di rifiuto secco da poter inviare agli inceneritori, ma considerando che l’impianto di Acerra può bruciare fino a 1950 T/g i conti sono presto fatti, già per la fine del 2010 Acerra potrebbe bastare per tutta la Regione.
I risultati sopra descritti sono raggiungibili con gli impianti Stir pienamente funzionanti secondo i progetti originali. Anche volendo però considerare tali impianti al loro livello attuale di funzionamento, questi risultati si raggiungono per il 2011, anno in cui si dovrebbe raggiungere il 50% di raccolta differenziata.
Questi sono i dati secondo legge, poi ovviamente i conti potrebbero migliorare ancora: difatti se, per esempio,  gli impianti Stir venissero completati e revisionati secondo il “modello Vedelago”, la parte di materia da recuperare aumenta ed arriva fino al 97% del secco residuo, permettendo di trasformare il residuo non più scomponibile in materie prime (circa il 30%) in un materiale plastico inerte utilizzabile per arredi da esterni (panchine o sedie) o in campo edile come miscela nel calcestruzzo e nel cemento o come sostituto della sabbia per fare mattoni.
Rimane l’altra opzione e cioè che si rimanga più elastici sulle percentuali di differenziata, permettendo prestazioni mediocri come quella del Comune di Napoli, e che non si lavori per costruire impianti di selezioni e trattamento meccanico biologico dei rifiuti volti a massimizzare il recupero della materia: ciò consentirebbe di giustificare la necessità di impianti di incenerimento, con l’unico scopo di far incassare alle società di gestione i possibili proventi del Cip6.
Non tutto è deciso e soprattutto la strada da poter percorrere non è per nulla una sola, come invece vorrebbero farci credere i fan degli impianti di incenerimento. Portare gli impianti Stir a recuperare il 97% del secco residuo indifferenziato in ingresso, avrebbe un costo di pochi milioni di euro ad impianto, mentre un inceneritore ha un costo di centinaia di milioni euro. Mettere poi a confronto gli impatti ambientali, soffermarsi sulla quantità di rifiuti speciali da dover smaltire nel caso degli inceneritori, non lascerebbe adito a dubbi.  
Tutto sta a capire se a guidare la scelta è l’interesse di tutti e della natura, o è invece  il profitto di pochi a danno di tutti gli altri.